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Partorire ai tempi del Coronavirus: la nostra testimonianza (foto)

Partorire ai tempi del Coronavirus: la nostra testimonianza (foto)

Partorire ai tempi del Coronavirus: un’esperienza carica di emozioni, ansie e paure. Mettere al mondo un bambino è di per sé un miracolo: un atto d’amore immenso che si manifesta attraverso lacrime prima dolore e di pura gioia subito dopo. 

Distanziamento sociale, nessuna visita di genitori, amici e parenti, travaglio in isolamento, videochiamate per annunciare la nascita di una nuova vita. 

«Quando è iniziata la pandemia ero proprio agli sgoccioli della gravidanza. La prima paura era legata al fatto che avrei fatto nascere il mio primo figlio in un mondo che non mi aspettavo fosse così. Avevo paura anche di essere sola in quel momento». 

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Imma durante il travaglio
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Avevo paura anche di essere sola in quel momento ” (Imma)

Tante le misure di sicurezza prese dagli ospedali italiani per salvaguardare la salute della mamma e del nascituro.

Il Covid 19 si trasmette dal genitore al feto durante la gravidanza?

Fortunatamente la risposta è negativa. Le ricerche non hanno trovato traccia alcuna del Virus nel sangue del cordone ombelicale, né nel liquido amniotico e tantomeno nel latte materno. Il piccolo riceve il test del tampone subito dopo essere messo al mondo. Poi, via libera alle prime foto su Whatsapp di una madre con mascherina ancora dolorante, che ha tra le sue braccia la persona più importante della sua vita. E poi c’è lui, il padre, che per quanto sia a viso coperto, comunica con gli occhi tutta la sua emozione. La famiglia si riunisce. 

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Partorire ai tempi del Coronavirus
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Un tenero abbraccio in tre, che sconfigge tutto, anche le ansie e le paure legate all’isolamento e alle misure di restrizione della pandemia. Tanto che in India, una coppia di genitori ha deciso di chiamare i suoi gemelli Covid (il maschio) e Corona (la femmina). Perché nonostante tutto, l’amore trionfa sempre, anche sulla morte

La nascita ai tempi del Covid-19: La nostra testimonianza (Angelo e Imma Belvedere) 

«Ho sempre fotografato la gioia degli altri, ma solo quando è nato mio figlio ho fotografato davvero l’amore, quello puro, una volta nato, però, dimentichi tutto».  

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Sono potuto entrare in camera, nella clinica privata, ma non in sala parto. Abbiamo avuto la fortuna di avere delle ostetriche e delle infermiere che sono state come delle sorelle, quindi mia moglie non è mai stata sola. È una gioia indescrivibile, ho avuto il sangue freddo di scattare delle foto soprattutto per mia moglie, perché lei potesse ricordare questi momenti.  Fotografava il papà, non il professionista, ed era un mix di emozioni». 

«Non mi sono mai sentita sola. Il dottore mi ha aiutato dicendomi che capiva che era difficile con la mascherina, ma di continuare a spingere. Ho avuto tanta forza anche grazie a loro. Sotto la mascherina c’era l’inferno più totale perché cerchi di respirare, ma non ho mai pensato di toglierla, perché bisogna proteggersi. Guardando le foto sembra impossibile quella situazione, però per me non lo è stata. Noi donne abbiamo una forza sovrannaturale, per questo diamo la vita. In questa situazione mi va di incoraggiare le altre future mamme. Saranno assistite da angeli, medici e ostetriche che hanno preso molto a cuore questa situazione.”

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Una volta nato il bambino, l’attimo dopo, quando lo stringi tra le braccia, dimentichi tutto».  

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Angelo, Imma e il frutto del loro amore

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